In molte parti del mondo, i primi mesi dell’anno sono segnati da un “ciclo invernale” di celebrazioni: Natale, Capodanno e l’esplosiva baldoria del Carnevale. Sebbene queste vengano spesso difese come tradizioni “cristiane”, uno sguardo critico alla Bibbia e ai documenti storici, rivela una storia diversa. In nessuna parte della Scrittura Dio comanda queste celebrazioni; sono prodotti del sincretismo—la fusione di rituali pagani con credenze cristiane. Questa pratica continua ancora oggi in varie forme.
Natale e Capodanno
L’Enciclopedia Cattolica (alla voce: “Natale”) ammette che la data del 25 dicembre è stata scelta per sovrapporsi ai Saturnali romani e al compleanno del Dio Sole (Sol Invictus). Questo viola lo statuto di Dio che avverte i credenti di non usare metodi pagani per adorare il Vero Dio: “guardati bene dal cadere nel laccio, seguendo il loro esempio, dopo che sono state distrutte davanti a te, e dall’informarti dei loro dèi, dicendo: ‘Come servivano queste nazioni i loro dèi? Farò anch’io così’. Tu non farai così con l’Eterno, il tuo DIO, perché con i loro dèi esse hanno fatto tutto ciò che è abominevole per l’Eterno e che egli detesta; hanno persino bruciato nel fuoco i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi” (Deuteronomio 12:30-31).
Anche il Capodanno, il 1° gennaio, è dedicato ad un dio pagano, Giano, il dio romano con due facce. Il Dizionario Etimologico Online conferma che “Gennaio” prende il nome da questa divinità. Mentre il nuovo anno biblico inizia in primavera (Esodo 12:2, Deuteronomio 16:1), la tradizione moderna segue un calendario romano che onora un idolo pagano e promuove una cultura degli eccessi. Questo è uno stile di vita che avremmo dovuto lasciare nel passato quando siamo arrivati a Cristo. L’apostolo Pietro ci disse: “Basta a noi infatti il tempo della vita che abbiamo trascorso a soddisfare le cose desiderate dai gentili, quando camminavamo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle gozzoviglie, nelle baldorie e nelle abominevoli idolatrie” (1 Pietro 4:3).
Carnevale: Il Rituale della Carne
Il fulcro di questo ciclo stagionale è il Carnevale, il culmine di una stagione costruita su fondamenta non bibliche. Come documentato nel Dizionario Etimologico Online, il nome deriva dal latino “carne vale”, che significa “addio alla carne”. Storicamente, fu concepito come un’ultima, autorizzata, “abbuffata” della carne prima del digiuno quaresimale: una tradizione extrabiblica che sostituiva la chiamata biblica al pentimento sincero e quotidiano con un periodo di legalismo rituale creato dall’uomo.
Una caratteristica centrale del Carnevale — dal tradizionale carnevale ungherese (Busójárás) con maschere spaventose decorate con campanacci, riconosciuto perfino dall’Unesco nel 2009, al famoso carnevale di Venezia (che quest’anno, 2026, si fonde con le Olimpiadi) — l’idea è quella di nascondere la propria identità. Lo storico Mikhail Bakhtin descrive questa atmosfera “carnavalesca” come un’epoca in cui le regole sociali sono sospese e le persone si abbandonano a comportamenti “grotteschi” (Rabelais and His World, tradotto da Hélène Iswolsky, Indiana University Press, 1984). Questo anonimato permette ai partecipanti di impegnarsi in “rivolte e ubriachezza” senza riflettere sulla loro reputazione pubblica.
Dal punto di vista biblico, questa logica è profondamente erratta. La Bibbia insegna che il pentimento è un sacrificio quotidiano e una trasformazione del cuore (vedi Gioele 2:13, Luca 9:23), non un rituale programmato preceduto da una settimana di “eliminazione del peccato dal tuo sistema”. L’apostolo Paolo elenca le “festività” (tradotte spesso come “ghiotteneria, gozzoviglie o orge”— riferendosi alle selvagge feste di strada— tra “le opere della carne.” Avverte esplicitamente contro chi pratica tali cose. Il carnevale è, per definizione, una celebrazione stessa della “carne” che la Bibbia ci dice di crocifigere: “Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio” (Galati 5:19-21).
Paganesimo regionale e magia simpatetica
In tutta Europa, queste festività preservano apertamente antiche cerimonie che la Bibbia classifica come “la via delle nazioni” (Geremia 10:2). L’antropologo Sir James Frazer spiega in The Golden Bough che queste usanze erano originariamente forme di “magia simpatetica” volte a manipolare il clima e garantire la fertilità attraverso il rituale (The Golden Bough: A Study in Comparative Religion, Macmillan & Co., 1890).
• Grecia (Apokrie): Durante queste festività, la “Danza Dionisiaca della Capra” presenta uomini vestiti con pelli di capra e pesanti campane. Questi sono legami diretti con l’antico culto di Dioniso, il dio del vino e della follia—ben lontano dal “frutto dello Spirito” biblico. Come continua a ricordarci l’apostolo Paolo, “Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. Contro tali cose non vi è legge.” (Galati 5:22-23).
• Bulgaria (Kukeri): Secondo i registri del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, i Kukeri indossano maschere di legno enormi e paurose per “spaventare” gli spiriti maligni. Questo si basa sull’animismo—la convinzione che gli oggetti fisici possano controllare il mondo degli spiriti—che contraddice il comando biblico di fidarsi solo della protezione di Dio: ” Io dico all’Eterno: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio DIO, in cui confido»” (Salmi 91:2). E ancora: ” Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno e la cui fiducia è l’Eterno!” (Geremia 17:7).
• Europa orientale e i Baltici (Maslenitsa/Meteņi): Queste festività prevedono la bruciatura di effigi di paglia, come la figura di Morana (la dea dell’inverno), e il consumo di pancake a forma di sole (blini) destinati a onorare antiche divinità solari come Yarilo. Come documentato dal folklorista Alexander Afanasiev (Visioni poetiche slave della natura), questi rituali sono vestigia di antichi culti solari progettati per “indurre” il sole a tornare. Tuttavia, la Bibbia ci dice in Genesi che solo Dio sostiene le stagioni: ” Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai” (Genesi 8:22). Cercare di influenzare il raccolto attraverso il fuoco e le bambole è una forma di idolatria.
• Scandinavia (Fastelavn, Laskiainen e Fettisdagen): Nell’Europa settentrionale, la stagione pre-quaresimale nota come Fastelavn conserva antichi rituali che gli storici identificano come residui di magia superstiziosa. Tradizioni come “colpire il gatto nel barile” e l’uso dei rametti di betulla (fastelavnsris) erano originariamente forme di “magia simpatetica” pensate per indurre la fertilità della natura nei raccolti e nel bestiame. Il Fettisdagen svedese (“Martedì Grasso”) e il Laskiainen finlandese coinvolgono rituali simili di indulgenza e atti simbolici, pratiche radicate nella “vanità” di credere che le azioni umane possano influenzare la natura. La Bibbia mette in guardia contro tali tradizioni vuote: “Poiché gli idoli domestici dicono cose vane, gli indovini osservano falsità e raccontano sogni bugiardi, danno un vano conforto; per questo vanno errando come pecore, sono afflitti, perché senza pastore” (Zaccaria 10:2).
Trasformando questi giorni in periodi autorizzati di indulgenza e comportamento “grottesco” prima di un digiuno religioso artificiale, l’atmosfera “carnevalesca” serve solo a distrarre dalla chiamata biblica alla sobrietà quotidiana e costante. L’apostolo Paolo ci ammonisce: “Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese ed invidie” (Romani 13:13). I credenti sono chiamati a “camminare nella luce” (1 Giovanni 1:7) e ad avere un “volto scoperto” (2 Corinzi 3:18).
Il Mito della Quaresima: Rituale vs. Pentimento
Il carnevale esiste grazie alla Quaresima, eppure questo digiuno di 40 giorni è un sistema extrabiblico che promuove il legalismo. I documenti storici, come quelli dell’Enciclopedia Cattolica (voce: “Quaresima”), confermano che la Quaresima non fu standardizzata fino al Concilio di Nicea (325 d.C.).
Mentre la Quaresima si concentra su un rituale temporaneo, la Bibbia richiede una trasformazione permanente. Come il Carnevale, la Quaresima è una tradizione artificiale che cerca di sostituire il vero rinnovamento spirituale con manifestazioni esteriore, legalistiche. Sebbene la Quaresima sia presentata come un periodo di disciplina spirituale, essa manca di qualsiasi fondamento nel Nuovo Testamento. Come il Carnevale, è una tradizione ritualizzata che cerca di sostituire la vera trasformazione spirituale con spettacoli legalistici ed esteriori.
Un calendario che permette la “festa” (Carnevale) seguita da “digiuno rituale” (Quaresima) crea un ciclo di peccato e pratica religiosa, contrariamente alla Scrittura, che richiede una sobrietà quotidiana e costante. Come scrisse l’apostolo Paolo: “Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12).
Le radici pagane del digiuno quaresimale
La transizione dalla festa “carnavalesca” al digiuno di quaranta giorni è un modello che si riscontrava nel mondo antico molto prima della nascita della Chiesa. Storici e teologi osservano che il periodo di astinenza di quaranta giorni è un retaggio dei rituali di lutto babilonesi ed egiziani per Tammuz (dio della vegetazione e della fertilità) e Osiride. Come documentato da Alexander Hislop in Le Due Babilonie, i quaranta giorni della Quaresima furono presi in prestito dai fedeli babilonesi che digiunavano in preparazione della festa primaverile di Ishtar (da cui poi deriva la Pasqua di resurrezione). Allo stesso modo, gli antichi egizi osservavano un periodo di quaranta giorni di digiuno e disciplina per commemorare la “Perdita di Osiride” e il lutto per Iside. Questo lutto rituale per un dio morente e risorgente fu specificamente condannato dal Creatore come un “abominio” quando praticato dal Suo popolo: ” Allora mi condusse all’ingresso della porta della casa dell’Eterno, che è verso il nord; ed ecco, là sedevano donne che piangevano Tammuz” (Ezechiele 8:14).
Le “Tradizioni degli Uomini”
Accanto al divieto di Dio di adottare rituali pagani di culto, la ragione principale per cui queste festività sono considerate non bibliche è il “silenzio delle Scritture”. La Bibbia fornisce istruzioni dettagliate per i Giorni santi di Dio (vedi Levitico 23), ma è completamente silenziosa sulla nascita di Gesù o su qualsiasi festa pre-Quaresimale. La Quaresima stessa è una tradizione non radicata nelle Scritture, stabilita dai concili ecclesiastici secoli dopo gli Apostoli, che sostituisce l’appello biblico al pentimento sincero e quotidiano con una stagione artificiale di legalismo ritualistico. Quando creiamo le nostre festività religiose, rischiamo di cadere nella trappola di cui Gesù ha avvertito quando ha condannato coloro che si sono inventati le proprie regole: “Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini…Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.” (Marco 7:7-9).
Fuggi da tali pratiche e persegui la rettitudine
Prove storiche, culturali e bibliche portano a una conclusione chiara: Carnevale e Quaresima non hanno origine dalle Scritture. Furono adattati da antiche pratiche pagane che in seguito acquisirono un aspetto cristiano. Il carnevale, la Quaresima e altre festività correlate non sono “tradizioni innocue”; derivano da un periodo in cui una chiesa già compromessa del IV secolo adottò usanze pagane nel tentativo di guadagnare seguaci. Questa fusione di credenze, nota come sincretismo, continua ancora oggi in varie forme. Che sia attraverso l’anonimato “carnavalesco” della maschera, la “magia simpatetica” del fastelavnsris scandinavo usato per attirare la terra, o il periodo di lutto di quaranta giorni per Tammuz, tutto ciò è radicato nella tradizione umana piuttosto che nella Parola di Dio.
Per i credenti che desiderano seguire fedelmente le Scritture, non c’è spazio per celebrazioni che promuovono desideri peccaminosi, usano la “magia” per influenzare le stagioni o onorano divinità come Giano e Dioniso. La Bibbia non permette che le pratiche pagane vengano rimodellate per un uso sacro. Al contrario, mette chiaramente in guardia contro tale inganno: ” Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8). L’istruzione di Dio rimane coerente: ” E quale accordo c’è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente… Perciò «uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo, ed io vi accoglierò” (2 Corinzi 6:16-17).
In definitiva, il vero pentimento e l’autodisciplina non sono pratiche stagionali, né sono pensate per seguire un periodo di eccesso morale. Sono pensate per caratterizzare la vita quotidiana del vero cristiano. Aggrapparsi alle festività radicate nei rituali pagani di Saturnalia, Lupercalia o al lutto per Tammuz significa rimanere intrappolato nella tradizione umana piuttosto che obbedire alla verità di Dio. La chiamata è ad abbandonare queste tradizioni e tornare pienamente alla pura Parola di Dio, adorandolo come Egli ha comandato—”nello spirito e nella verità” (Giovanni 4:24).
Articolo in italiano tratto dall’originale in inglese “The Great Deception: Why Carnival and Seasonal Festivities are Unbiblical” pubblicato qui: https://ucgeurope.org/featured/the-great-deception-why-carnival-and-seasonal-festivities-are-unbiblical/
